Dal Blog di Giuliana Sgrena:

“Iran, 6 impiccati per sodomia”

  • Mi limito a pubblicare questa notizia che arriva da Iran Human Rights, 5 settembre: Stando a notizie che arrivano dall’Iran, sei persone sono state impiccate nella prigione Karoun di Ahvaz (Iran sud-occidentale) nelle prime ore di domenica mattina, 4 settembre.
    L’agenzia di stato iraniana ISNA ha dato notizia che tre dei giustiziati erano stati condannati dal tribunale rivoluzionario di Ahvaz con l’accusa di atti “illegali” sulla base degli articoli 108 e 110 del codice penale islamico iraniano. Gli articoli 108 e 110 del codice penale islamico iraniano fanno parte del capitolo riguardante la pena di “Hadd” per la “sodomia”. L’articolo 108 dice: “La sodomia (o Lavat) è una relazione sessuale tra uomini”, e l’articolo 110 dice: “La pena per la sodomia è la morte; il giudice della Sharia decide sulla modalità in cui la pena di morte deve essere eseguita”.
di giuliana
pubblicato il 6 settembre 2011
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in varie

4 Commenti a “Iran, 6 impiccati per sodomia”

  1. carlo Scrive:
    6 settembre 2011 alle 09:39 La notizia dell’impiccagione solleva di riflesso una domanda : fino a che punto ha senso il multiculturalismo , pretesto da tempo da certe sponde politiche , affinchè sia accettato e praticato nei paesi occidentali ?

    Qualora la presenza demografica di una certa cultura arrivasse a percentuali consistenti ( i sociologi affermano che la soglia del 15% è il limite minimo a partire dal quale un gruppo comincia ad esigere che se sue “necessità” vengano accettate e rispettate) , cosa si fà ?

    Un esempio c’è già stato in GB nel 1989, quando venivano bruciati in strada i libri di Salman Rusdhie. I leaders della comunità pakistana della città di Bedford chiesero al Parlamento di Westminster “la sovranità” sulle zone della GB dove la presenza musulmana era prevalente.
    E’ cambiato qualcosa da allora ?

  2. giuliana Scrive:
    11 settembre 2011 alle 15:12 @ carlo: multiculturalità non vuol dire cambiare le nostre leggi, peraltro la maggior parte dei musulmani sono contrari a una teocrazia, praticare una religione non vuol dire essere islamisti, solo se si concedono dei diritti si possono far valere anche i doveri e soprattutto il rispetto delle nostre leggi
    giuliana
  3. carlo Scrive:
    11 settembre 2011 alle 16:02 @sig.ra Giuliana
    è mia opinione che i “diritti” non sono caramelle o pacchetti di chewingum che si regalano a priori.
    Se così fosse, perchè allora non dare a tutti la patente di guida al compimento del loro 18 anno di età, chiedendono soltanto che rispettino il Codice della Strada ?
    Il dovere di conoscerlo e di saperlo applicare vien prima del diritto di viaggiare in auto.

    Quello che io suggerisco è l’inversione dei fattori : prima l’accettazione e la pratica dei doveri e poi l’acquisizione dei diritti.

    L’esperienza storica e internazionale però ci mostra che non tutti i gruppi immigrati sono “integrabili” e non tutti possono essere messi allo stesso livello di “partenza”. Il caso pakistano in GB, come ricordavo nel mio precedente post, mi pare esemplare.

  4. Valter Di Nunzio Scrive:
    11 settembre 2011 alle 17:22 @carlo. Da musulmano “convertito” (come amano distinguere alcuni lettori del blog) le assicuro che è ben lungi da noi l’idea che il mondo occidentale debba adeguarsi a regole valide per noi e per chi vive a Dar-al-islam, ma che ovviamente non vincolano gli altri. Il multiculturalismo è invece un’altra cosa e parte dalla presunzione che una cultura diversa non debba necessariamente essere ostile,l’esatto contrario di quanto è avvenuto negli ultimi venti anni. Proprio la “guerra di civiltà”, che è stata combattuta e persa dal dagli USA dal mondo occidentale contro l’Islam, ha portato e prodotto un irrigidimento identitario di reazione, non solo in Iran ma in gran parte del mondo islamico,che non ha precedenti nei 14 secoli precedenti. Per questo se vuole capire perchè qualcuno in Inghilterra [nel 1986 nota di GFR]  arriva a chiedere l’applicazione della sharia a casa degli altri invece di comportarsi come un “ospite” (ciò ha un preciso riferimento alle scuole giuridiche islamiche se vuole avere la curiosità di approfondire), dovrebbe forse metterlo in relazione alla eccezionale pressione esercitata nell’ultimo ventennio sul tutti i Paesi islamici e sulla loro legittima aspirazione all’autogoverno, incarnata appunto dai movimenti islamisti che probabilmente non riscuotono la sua simpatia ma che hanno il consenso di gran parte dei propri concittadini. Forse in un contesto di rispetto di questa legittma aspirazione anche la valutazione e la punizione dell’”hudd”, nel quale rientra la sodomia, sarebbero riportate, forse, in una dimensione diversa.

 

Voi commentate, mentre io corro a vomitare…

 

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