Riprendo un concetto espresso da Carlo (M) Cipolla e citato recentemente dai miei amici di Topgonzo relativamente alle quattro categorie economico antropologiche in cui si può dividere una popolazione umana in funzione dei beneficiari delle azioni: un individuo col suo comportamento può fare del bene (win) o del male (lose) a se stesso o alla società: gli intelligenti sono win-win, gli sprovveduti lose-win, i cretini lose-lose ed i banditi win-lose. Ora, al di la’ delle polemiche, deve essere chiaro che pagare un riscatto è chiaramente una strategia da banditi, una strategia in cui si fa il bene a se stessi (salvando il bene materiale o umano) ma un danno alla società. La legge questo lo sa bene ed infatti nei rapimenti blocca i beni materiali del rapito e dei suoi familiari per impedire il pagamento del riscatto. Il primo paradosso che trovo in questo atteggiamento è che la norma scatta automaticamente quando il rapimento avviene in territorio nazionale e cioè quando lo Stato, che dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini entro i suoi limiti territoriali, non riesce a farlo ed impedisce anche al cittadino di trovare una soluzione al fallimento del suo Garante. Incredibilmente (secondo paradosso), lo Stato paga i riscatti quando questi avvengono al di fuori del suo territorio, in scenari bellici e segnalati dall’Unità di Crisi della Farnesina  e cioè in condizioni nelle quali non ci si aspetta che il proprio Stato abbia responsabilità sull’accaduto. Il terzo paradosso è che la situazione dovrebbe essere esattamente rovesciata: lo Stato dovrebbe pagare i riscatti per i rapimenti che avvengono nel suo territorio proprio per compensare le mancanze di un dovuto controllo.

Dal punto di vista morale, poi, posso vedere la più cruda delle contraddizioni nel pagare un riscatto . Parliamo della vita come bene supremo e ammiriamo e supportiamo chi con spirito di sacrificio dedica la propria al bene degli altri (Carlo Cipolla direbbe gli sprovveduti, ma lui era avulso da Neuroeconomy e compensazioni morali): medici che curano malati di Ebola, missionari laici e religiosi che aiutano i bisognosi ovunque, anche in zone di rischio. Queste persone sanno bene che stanno donando la propria vita al bene comune: se chiedete ad un medico in Sierra Leone se sa che sta rischiando la sua vita per salvarne 100 vi dirà di si, che lo sa. Quindi, stiamo parlando “in potenza”, potrebbe morire, potrebbe salvare. Ora mi chiedo e vi chiedo quante persone si possono salvare “in potenza” con 5 milioni di Euro da distribuire come vaccini, pozzi per l’acqua, antibiotici, integratori alimentari: più o meno di due? Ma non sarebbero Italiani, dite? Ah, ho capito: siete razzisti o xenofobi?

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